EXECUTIVE COME “ATLETI AZIENDALI”

Corpo, emozioni, mente, socialità e spirito sono dimensioni essenziali che concorrono a formare alte prestazioni che durano nel tempo.
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allenare i campioni aziendali per ottenere le performance migliori

 

(di Tiziana Pregliasco, founder Pyxis, Executive Coach)

Alte prestazioni e pressioni crescenti  

Se c’è una qualità che gli imprenditori cercano, per se stessi e per i propri manager, è mantenere alte prestazioni, continuativamente, sotto pressioni crescenti e rapidi cambiamenti.

Peccato che la fonte di tale produttività sia utopia esattamente come lo è la fonte dell’eterna giovinezza!

La ricerca utopica di obbiettivi irraggiungibili caratterizza il mondo epico, ma noi siamo nel business e tenere le bende sugli occhi è insensato quanto dannoso, prima o dopo strategie scellerate e inconsapevoli di gestione del capitale umano potrebbero causare danni seri alle imprese.

Il mito della resilienza come quello dell’eterna giovinezza

La resilienza, se attribuiamo questo termine al concetto di essere sempre predisposto a migliorare le performance senza concedersi il tempo di recuperare ed allenare tutte le componenti della prestazione, è un concetto su cui val la pensa soffermarsi per comprenderne meglio il significato.

Studiosi di management hanno cercato a lungo di identificare con precisione le discriminanti che fanno prosperare alcune persone sotto pressione e ne annientano altre.

Hanno dato risposte parziali e purtroppo spesso fuorvianti: ricchi premi, compensi per obbiettivi, riconoscimento sociale, benefit economici e finanziari, motivazioni prettamente estrinseche, insomma.

Risorse Umane senza prezzo

Oggi queste risposte sono sempre meno adeguate e, tra l’altro, non tengono conto di un sistema di preferenze e valori che la pandemia ha fatto emergere in modo chiaro.

Trattare le persone come risorse “a prezzo” non basta più, scapperanno o imploderanno in burnout.

La gestione non ottimizzata, improvvisata e spregiudicata delle persone in azienda, soprattutto di quelle il cui contributo è ad alto valore aggiunto, potrebbe costare moltissimo alle aziende in termini di efficienza operativa, recruiting, turnover, reputazione aziendale.

Executive “dal collo in su”  

In molti studiosi si sono cimentati nel determinare i driver che guidano nel medio lungo termine produttività ad alto rendimento, per fornire modelli alle aziende su come gestire il management.

Il problema della maggior parte degli approcci di studio della performance è che considerano le persone come sistemi che funzionano “dal collo in su”, correlando prestazioni elevate essenzialmente soltanto a capacità cognitive e soft skills, come se esse si autogenerassero in un luogo astratto, il cervello, non connesso con sistemi complessi come il corpo e l’ambiente.

Brain fitness: non solo QI 

Corpo, emozioni, mente, socialità, spirito, in una piramide gerarchica, sono tutte dimensioni essenziali che concorrono a formare alte prestazioni che possano durare nel tempo.

Ci si è focalizzati per decenni sul QI, quoziente intellettivo, ma è solo una delle componenti del successo di leader e dirigenti. Sempre meno si parla di QI, sempre più di EI.

Negli ultimi anni c’è stata infatti una crescente attenzione al rapporto tra intelligenza emotiva e alte prestazioni che ha cambiato la prospettiva, molti teorici hanno affrontato anche la dimensione spirituale per spiegare la tenuta sotto pressione e la longevità nelle prestazioni di alto livello.

Così le aziende si sono, ad un livello parallelo, occupate di tradurre i loro obbiettivi aziendali in valori che sostengano richieste ad ingaggio elevato.

La costruzione del famoso “scopo” aziendale e l’allineamento con quello individuale è quindi diventato giustamente uno dei driver di attrazione e fidelizzazione delle persone.

Ma non basta. Affatto.

Fornire un senso di scopo non è sufficiente a sostenere prestazioni elevate e durevoli

Pochissimi hanno prestato attenzione al ruolo svolto dalle capacità fisiche, ma un approccio di successo per favorire e ottenere prestazioni elevate deve mettere insieme tutti gli elementi della prestazione e dell’efficienza “umana”, considerando la persona nel suo insieme.

Le persone come “sistemi” da sviluppare in modo armonico 

L’incapacità di HR e imprenditori di affrontare le persone considerandole, passatemi il termine tecnico, “sistemi”, compromette la possibilità di ottenere top performance individuali in linea con gli obbiettivi aziendali.

Nei due decenni scorsi Jim Loehr e i suoi colleghi di LGE hanno lavorando sia con atleti di livello mondiale che con dirigenti che affrontano nel quotidiano richieste di alto rendimento sul lavoro.

 

Hanno trattato dirigenti ed executive come “atleti aziendali”, allenandoli nello stesso modo, sistematico e multilivello, degli atleti di fama mondiale.

Testando il modello su migliaia di executives si è notato che le loro prestazioni lavorative, la salute, la soddisfazione e il senso di efficacia nella professione erano decisamente migliorate.

Il successo nella professione (e quindi il beneficio delle imprese, volendo generalizzare) viene raggiunto quando tutte le componenti del benessere vengono in qualche modo soddisfatte.

Allenare gli “Atleti Aziendali” con approccio multilivello 

Simili lezioni sull’adeguato allenamento dei talenti aziendali si traggono da diversi studi e sperimentazioni provenienti, in particolare, dall’esperienza oltreoceano.

In America, sempre all’avanguardia per concretezza e pragmatismo, diversi istituti e campus sono stati progettati per sviluppare programmi intensivi di formazione e allenamento multidimensionali per CEOs e Top Manager d’azienda.

Energy management, nutrizione, esercizio fisico, mental training, lavoro di squadra e molto altro sono ingredienti essenziali per prepararli ad una vita di sfide eccellenti, massimizzando le possibilità di successo e tenuta sotto stress!

Il Johnson & Johnson Human Performance Institute è stato, per esempio, uno dei campus più accreditati dove vengono da anni sviluppati programmi intensivi di formazione e coaching per “liberare il potenziale” delle nuove generazioni di leader applicando un approccio olistico di training sulla persona

Lo stato ideale della performance 

Così come nell’allenamento degli atleti non ci si concentra solo sulle abilità primarie funzionali ai tecnicismi dello sport, le hard skills (come x es. colpire un servizio, far oscillare una mazza da golf o tirare una palla da basket), allo stesso modo, nel mondo degli affari, non ci possiamo occupare solo di competenze primarie come parlare in pubblico, negoziare, analizzare un bilancio o impostare un piano strategico.

È necessario allenare anche competenze, diciamo, di supporto e non secondarie tra cui possiamo citare la famigerata resistenza, la forza, la flessibilità, l’autocontrollo e la concentrazione.

L’aumento della capacità a tutti i livelli (fisico, emotivo, mentale, spirituale) consente sia agli atleti che ai dirigenti di portare i loro talenti e abilità alla piena espressione e di sostenere prestazioni elevate nel tempo, una condizione chiamata Ideal Performance State (IPS).

Il costo del mancato allenamento 

Ovviamente dirigenti ed executive possono avere successo anche se fumano, bevono, pesano troppo o mancano di capacità emotive e senso di scopo nel lavoro.

Ma la tesi qui è che non possano esprimere il loro potenziale appieno senza un costo alto che si paga nel tempo: un costo alto per se stessi, per le loro famiglie e per le aziende per cui lavorano amenochè non allenino consapevolmente tutti i vari livelli della piramide.

Insomma: i performer piu longevi attingono energia positiva ad ogni livello della piramide delle prestazioni.

In questo l’organizzazione aziendale ha un’elevata responsabilità nell’offrire formazione e coaching, anche quando questa non è esplicitamente richiesta.

Le persone infatti pensano tutte di stare piuttosto bene finchè non stanno male, ma l’Ideal Performance Status è un’altra faccenda!

 

Vediamo, uno per uno, i livelli della piramide delle performance

1 – Capacità fisica 

L’energia fisica può essere definita semplicemente come la capacità di produrre un lavoro.

Tipicamente, imprenditori ed executive, in virtù dei loro impegni e responsabilità, si sforzano troppo mentalmente ed emotivamente e troppo poco fisicamente.

Diversi manager traggono invece dall’allenamento fisico risorse importanti da proiettare sul lavoro, non succede viceversa.

Il vero nemico delle alte prestazioni non è lo stress, che, per quanto possa sembrare paradossale, è in realtà lo stimolo per la crescita. Piuttosto il problema è l’assenza di un recupero disciplinato e intermittente, l’incapacità di oscillare tra dispendio energetico e rigenerazione. Lo stress cronico senza recupero esaurisce le riserve di energia, porta a burnout e, in definitiva, compromette le prestazioni.

Il ciclo è virtuoso a partire dall’attenzione al fisico. Mobilità, flessibilità, capacita cardiovascolare, forza e resistenza, agilità, coordinamento motorio, nulla dovrebbe mancare in un piano di allenamento “funzionale”. Tutto si riesce ad allenare, indipendentemente dalla condizione iniziale, dall’età e dal sesso. Non ci si improvvisa, però, e anche un tempo risicato e meglio di nulla!

 

2 – Capacità emotiva

Altro elemento costitutivo dell’Ideal Performance Status è la capacità emotiva, il “clima” interno che supporta prestazioni ottimali. Questo clima è spesso descritto dai top performer con parole come “calmo”, “sfidato”, “impegnato”, “concentrato”, “ottimista” e “fiducioso”.

Proprio come le emozioni positive accelerano l’energia che guida le prestazioni elevate, le emozioni negative – frustrazione, impazienza, rabbia, paura, risentimento e tristezza – assorbono energia.

Nel tempo, queste sensazioni possono essere letteralmente tossiche: aumentano la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, aumentano la tensione muscolare e, in definitiva, paralizzano le persone.

Gli atleti ansiosi e guidati dalla paura hanno molte più probabilità di perdere la competizione, la rabbia e la frustrazione sabotano la loro capacità di concentrazione.

L’impatto delle emozioni negative sulla performance professionale è più sottile ma non meno devastante.

“Sei quello che fai ripetutamente”, disse Aristotele. “L’eccellenza non è un atto singolare ma un’abitudine.”

Così e provato che le emozioni si allenano. Si allena il loro riconoscimento, la loro interpretazione, la loro riconfigurazione.

3 – Capacità mentale 

Il terzo livello da considerare riguarda le capacità cognitive, in particolare la concentrazione, la gestione del tempo, le capacità di pensiero positivo e critico.

Essere abili nell’allocazione di queste risorse del pensiero significa, semplificando, concentrare energia costruttiva su obiettivi specifici. Significa mettere a fuoco lo scopo e non dissipare lavoro in overthinking, rimuginii, credenze e pensieri disfunzionali.

La meditazione, tipicamente vista come una pratica spirituale, può servire invece come mezzo altamente pratico per addestrare l’attenzione e promuovere il recupero.

A questo livello non è richiesta la guida di un guru, ma di trainer e coach specializzati.

Una tecnica di meditazione efficace e semplice, per esempio, consiste nel sedersi tranquillamente e respirare profondamente, contare ogni espirazione ed inspirazione riportando il pensiero “solo” alle sensazioni corporee. Sembrerebbe facile, farlo senza distrarsi è molto difficile invece!

I rituali che incoraggiano il pensiero positivo e allenano il focus aumentano la probabilità di accedere allo stato di performance ideale.

Specifici rituali di allenamento mentale, ristrutturazioni del pensiero, visualizzazioni, sono pratiche da utilizzare in modo ricorrente.

Il pensiero si allena, portiamolo in palestra!

 

4 – Capacità spirituale

per capacità spirituale, intendiamo l’energia che si sprigiona attingendo ai propri valori più profondi e definendo un forte senso di scopo. Questa capacità si è scoperto servire come sostentamento decisivo di fronte alle avversità e come potente fonte di motivazione, concentrazione, determinazione e resilienza.

Realizzare una tale connessione con noi stessi richiede di uscire regolarmente dall’infinita routine di scadenze e obblighi per prendersi del tempo per riflettere.

L’inclinazione tipica di executive e imprenditori è quella di vivere in un perpetuo stato di allerta, facendo tutto ciò che sembra più urgente e perdendo di vista il quadro più ampio.

I rituali e le pratiche che danno opportunità di fermarsi e guardarsi dentro includono la meditazione, la scrittura di un diario, la preghiera, il volontariato e il servizio agli altri.

Ognuna di queste attività può anche fungere da fonte di recupero, un modo per rompere l’affanno professionale.

Prendersi il tempo per connettersi ai propri valori più profondi può essere estremamente gratificante.

CONCLUSIONE

Le aziende non possono permettersi di richiedere la massima espressione delle capacità cognitive dei propri dipendenti ignorando la connessione profonda con il loro benessere fisico, emotivo e spirituale.

In ambienti professionali che cambiano a velocità vertiginosa, esprimersi costantemente ad alti livelli è più difficile e necessario che mai, ma gli atleti aziendali vanno supportati, formati, allenati, resi consapevoli.

 

Questa è una responsabilità aziendale!

 

Sul campo da gioco o in sala riunioni, prestazioni elevate dipendono da come le persone spendono, rinnovano, recuperano energia. Quando si sentono forti e resistenti, fisicamente, mentalmente, emotivamente e spiritualmente, si esprimono meglio, con più passione, più a lungo.

 

Vincono loro e vincono le aziende che beneficiano del loro impiego!

 

 

 

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A version of this article appeared in the January 2001 issue of Harvard Business Review.

Photo credits to Businss Black Belt & Luca Gandino, Martial Arts applied to business, partner Pyxis in Corporate Teambuilding

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